#piueuropa: uniti e in pace per un'Europa più forte

Roma 06/04/2017

Il 25 marzo 1957, in Campidoglio, sei Paesi europei firmarono i Trattati per la costituzione della Comunità Economica Europea (TCEE) e per l'Energia atomica (TCEEA). Erano Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. Insieme al trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA), firmato a Parigi il 18 aprile del 1951, sanciscono la nascita della Comunità Economica Europea (CEE).

A sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma, l’Unione Europea ha cambiato molto la sua conformazione includendo a sé 27 Stati membri. Il 25 marzo la Capitale si è colorata d’azzurro e si gremita di cittadini di plurime nazionalità che hanno marciato insieme congiunti da un’ideale comune, quello di un’Europa Unita.
 

Già il giorno prima, il Cime (Consiglio Italiano del Movimento Europeo), di cui le Acli fanno parte – ha mobilitato la coalizione realizzata attorno all’appello “Cambiamo rotta all’Europa" per una intera giornata di incontri e iniziative all’Università La Sapienza di Roma.

A prender parte alla marcia sono stati numerosi esponenti ed associazioni politiche. Le Acli sono state in prima linea nel condividere il sogno di un’Europa unita e solidale, ma – come ha dichiarato il presidente nazionale delle Acli, Roberto Rossini “Il processo di integrazione europea non può proseguire nella giusta direzione se non si analizzano in profondità le sfide che i processi economici globali ci pongono. È necessario ripartire dalla storia e dalla cultura europea per declinare correttamente le ragioni dello stare insieme. Un grande mercato fondato su una unione doganale e sulla libera circolazione delle merci e delle persone non costituisce di per sé l'identità culturale dell'Europa. D’altronde Dante, Joyce, Picasso, Pasolini mescolavano tempo, spazio ed hanno attinto al di fuori delle frontiere identitarie”.

Quello che si sta perdendo è la logica di integrazione con cui l’Europa era nata: “La visione di pluralismo su cui è stata fondata l’Europa viene addirittura rigettata da chi ha iniziato ad attaccare con violenza verbale il processo di integrazione europea e le mediazioni sono viste solo come un impaccio”, commenta Matteo Bracciali, componente di presidenza Acli con delega a Internazionale.

Di rilievo è stata anche la presenza del Movimento Federalista Europeo, che riconferma l’importanza di un’Europa che va oltre le differenze geopolitiche dei singoli Stati, anche nel breve appello di invito alla marcia:
“L'Unione europea ha una moneta unica, l'euro, dovrebbe esserci anche una politica economica europea con risorse proprie europee, per modernizzare e rilanciare l'economia europea. Poiché l'Unione europea ha frontiere esterne comuni, dovrebbe avere anche una guardia costiera comune per controllarle. Poiché le regioni limitrofe sono afflitte da guerre e instabilità, le forze di difesa europea dovrebbero proteggerci, aiutare a pacificare le regioni intorno a noi e contribuire alla gestione delle crisi internazionali e dei conflitti. Poiché la minaccia del terrorismo e del crimine globale crescono, gli Europei dovrebbero cercare di prevenirli e combatterli insieme, con la cooperazione reciproca e con strumenti europei. Poiché le democrazie nazionali non possono governare le forze economiche e politiche al di là delle frontiere nazionali, solo un governo europeo e una vera democrazia europea permetterebbero ai cittadini europei di recuperare il controllo del proprio destino.

Per chi crede in un'Europa forte, unita e democratica è venuto il momento di mobilitarsi. Contro il nazionalismo e il populismo. Per un'Europa che contrapponga l'unità alle vecchie divisioni e ai nuovi muri. Per un'Europa unita capace di mantenere le sue promesse di pace, libertà, sicurezza e prosperità. Per un'Europa capace di essere solidale e di condividere le responsabilità. Per un'Europa che protegge i valori e gli interessi europei nel mondo. Per un'Europa democratica che mette il potere nelle mani dei cittadini. Per un'Europa della speranza contro l'Europa della paura. Per un piano di rilancio dell'unità politica dell'Europa.”

Di grande sollecito sono state le parole di Papa Bergoglio durante l’incontro tenutosi il 24 marzo scorso con i capi di stato e di governo dell’Unione europea, di cui di seguito proponiamo alcuni stralci:
“…Ritornare a Roma sessant’anni dopo non può essere solo un viaggio nei ricordi, quanto piuttosto il desiderio di riscoprire la memoria vivente di quell’evento per comprenderne la portata nel presente. Occorre immedesimarsi nelle sfide di allora, per affrontare quelle dell’oggi e del domani [...]
I Padri fondatori ci ricordano che l’Europa non è un insieme di regole da osservare, non un prontuario di protocolli e procedure da seguire. Essa è una vita, un modo di concepire l’uomo a partire dalla sua dignità trascendente e inalienabile e non solo come un insieme di diritti da difendere, o di pretese da rivendicare [...]
Negli ultimi sessant’anni il mondo è molto cambiato. Se i Padri fondatori, che erano sopravvissuti ad un conflitto devastante, erano animati dalla speranza di un futuro migliore e determinati dalla volontà di perseguirlo, evitando l’insorgere di nuovi conflitti, il nostro tempo è più dominato dal concetto di crisi. C’è la crisi economica, che ha contraddistinto l’ultimo decennio, c’è la crisi della famiglia e di modelli sociali consolidati, c’è una diffusa “crisi delle istituzioni” e la crisi dei migranti: tante crisi, che celano la paura e lo smarrimento profondo dell’uomo contemporaneo, che chiede una nuova ermeneutica per il futuro. Tuttavia, il termine “crisi” non ha una connotazione di per sé negativa. Non indica solo un brutto momento da superare. La parola crisi ha origine nel verbo greco crino (κρίνω), che significa investigare, vagliare, giudicare. Il nostro è dunque un tempo di discernimento, che ci invita a vagliare l’essenziale e a costruire su di esso: è dunque un tempo di sfide e di opportunità…
La solidarietà non è un buon proposito: è caratterizzata da fatti e gesti concreti, che avvicinano al prossimo, in qualunque condizione si trovi. Al contrario, i populismi fioriscono proprio dall’egoismo, che chiude in un cerchio ristretto e soffocante e che non consente di superare la limitatezza dei propri pensieri e “guardare oltre”. Occorre ricominciare a pensare in modo europeo, per scongiurare il pericolo opposto di una grigia uniformità, ovvero il trionfo dei particolarismi. Alla politica spetta tale leadership ideale, che eviti di far leva sulle emozioni per guadagnare consenso, ma piuttosto elabori, in uno spirito di solidarietà e sussidiarietà, politiche che facciano crescere tutta quanta l’Unione in uno sviluppo armonico, così che chi riesce a correre più in fretta possa tendere la mano a chi va più piano e chi fa più fatica sia teso a raggiungere chi è in testa [...]
L’Europa ritrova speranza quando non si chiude nella paura di false sicurezze. Al contrario, la sua storia è fortemente determinata dall’incontro con altri popoli e culture e la sua identità «è, ed è sempre stata, un’identità dinamica e multiculturale» [...]
Non ci si può limitare a gestire la grave crisi migratoria di questi anni come fosse solo un problema numerico, economico o di sicurezza. La questione migratoria pone una domanda più profonda, che è anzitutto culturale. Quale cultura propone l’Europa oggi? La paura che spesso si avverte trova, infatti, nella perdita d’ideali la sua causa più radicale. Senza una vera prospettiva ideale si finisce per essere dominati dal timore che l’altro ci strappi dalle abitudini consolidate, ci privi dei confort acquisiti, metta in qualche modo in discussione uno stile di vita fatto troppo spesso solo di benessere materiale. Al contrario, la ricchezza dell’Europa è sempre stata la sua apertura spirituale e la capacità di porsi domande fondamentali sul senso dell’esistenza. All’apertura verso il senso dell’eterno è corrisposta anche un’apertura positiva, anche se non priva di tensioni e di errori, verso il mondo [...]
Il benessere acquisito sembra invece averle tarpato le ali, e fatto abbassare lo sguardo. L’Europa ha un patrimonio ideale e spirituale unico al mondo che merita di essere riproposto con passione e rinnovata freschezza e che è il miglior rimedio contro il vuoto di valori del nostro tempo, fertile terreno per ogni forma di estremismo. Sono questi gli ideali che hanno reso Europa quella “penisola dell’Asia” che dagli Urali giunge all’Atlantico” 

Dopo la Dichiarazione di Roma, sottoscritta in Campidoglio lo scorso 25 marzo 2017 dai 27 Capi di Stato e di Governo, l'Ufficio d'Informazione in Italia del Parlamento Europeo ha organizzato, in occasione della celebrazione del 60mo anniversario dei Trattati di Roma (1957-2017), due momenti di riflessione dedicati in particolare ai giovani.
Il primo dei due ha coinvolto il mondo accademico e universitario, e si è tenuto giovedì 30 marzo presso l'Università LUISS Guido Carli. Il secondo ha avuto luogo il 31 marzo in Campidoglio dove, in un gioco di ruolo, hanno preso la parola gli studenti delle scuole ambasciatrici del PE in Italia, in rappresentanza delle giovani generazioni alle quali viene affidato, da protagoniste, il futuro dell'Europa.

Sul senso di questa ricorrenza il Parlamento Europeo il 16 marzo scorso ha diffuso  sul proprio sito  un video-clip che promuove i valori comuni ai 27 Stati membri dell’Unione.

Dichiarazione dei leader dei 27 Stati membri e del Consiglio europeo, del Parlamento europeo e della Commissione europea

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