Per ricordare Paolo Rosamilia
02/07/2010
A maggio delle stesso anno aveva voluto partecipare al Congresso delle Acli; dopo "aveva sperato, con aspettativa mista a timore, di poter guadagnare ancora un altro pezzo di strada, chiudere il cerchio, riunendo a casa sua, per una grande festa intima, tutte le persone importanti di una vita, il 1° di ottobre, suo sessantesimo compleanno...".
Non sarà così.
"Ci è rimasta la testimonianza umana e spirituale di come la morte non possa vincere sulla vita, né cancellare la nostra umanità, passata, presente e futura oltre la morte.
Viene in mente, pur con la ritrosia pudica e l’ironia relativizzante, proprie di Paolo e che con lui abbiamo condiviso, il tempo in cui Giovanni Bianchi parlava dei nostri “santi minori”, gente normale del popolo delle Acli, che riassume nel passaggio della morte il senso delle passioni e delle fragilità, talvolta anche contraddittorie, della vita, con uno slancio che parte da lontano
e arriva oltre i propri limiti e oltre la morte, per meriti misteriosi, ai quali si anela nella vita e che, forse, si scoprono solo in questa alba, quando, come ha scritto Turoldo la sera prima, lo si potrà vedere «senza arrossire in volto»...".
Così lo ricorda Tino Castagna, in uno scritto apparso sul numero 3/2008 della rivista ENAIP Formazione&Lavoro e che riproniamo in allegato.
| Ricordando Paolo Rosamilia di Tino Castagna |












