Svizzera. La comunità italiana dice no al referendum ‘Contro l’immigrazione di massa’

Berna 22/01/2014

Il 9 febbraio 2014, l'elettorato elvetico si pronuncerà su un'iniziativa popolare lanciata dall'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), che chiede la reintroduzione dei contingenti per limitare l'immigrazione e una rinegoziazione dell'accordo sulla libera circolazione delle persone con l'Unione europea. Un “netto rifiuto” all’iniziativa arriva dalla comunità italiana in Svizzera...

L’iniziativa contro l’immigrazione di massa promossa dall’UDC/SVP ci riporta agli anni bui delle iniziative xenofobe che nei decenni passati erano diretti essenzialmente contro la comunità italiana in Svizzera. Una storia dolorosa che noi italiani, insieme a centinaia di immigrati in questo Paese, non vogliamo rivivere!”.

Così in una nota congiunta le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (ACLI) della Svizzera, i Comitati degli italiani all’Estero in Svizzera (Com.It.Es), la Federazione Colonie Libere Italiane (FCLI), il Consiglio Generale Italiani all’Estero (CGIE), il Partito Democratico in Svizzera (PD), l'Unione Italiani nel Mondo (UIM) e Sinistra Ecologia e Libertà (SEL) dicono “no” al “ritorno alla politica dei contingenti e la sostanziale abrogazione della libera circolazione” con cui, spiegano, “si vuole reintrodurre la logica per cui il lavoro e il contributo degli immigrati si lega esclusivamente alla congiuntura economica: quindi torneremmo ad essere “braccia e non uomini””.

Secondo i rappresentanti della comunità italiana “L’approvazione dell’iniziativa metterebbe in crisi l’intero impianto degli Accordi bilaterali, che costituiscono un legame indispensabile tra la Svizzera e l’Unione Europea, e metterebbe in discussione interi comparti produttivi e di servizi che si reggono sull’apporto fondamentale delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati. Gravi sarebbero le ricadute sulla comunità italiana e su tutti i cittadini dell’UE qui residenti, i quali si ritroverebbero di colpo a perdere garanzie giuridiche acquisite grazie ai trattati bilaterali. In questo scenario verrebbe reintrodotto di fatto lo statuto dello stagionale con tutto il carico di ingiustizie e sofferenze che esso ha prodotto in intere generazioni di immigrati in Svizzera e verrebbe drammaticamente ridotto il diritto ai ricongiungimento familiari”.

“L’iniziativa”, continua la nota, “parte dal presupposto falso che i flussi migratori degli ultimi anni siano un problema per questo Paese, anziché, come dimostrato da tutte le statistiche, una dei fattori fondamentali del suo successo che ha contribuito a salvaguardare e sviluppare il benessere dei suoi e delle sue cittadini/e durante una delle crisi economiche più dure della storia europea. La vittoria dell’UDC produrrebbe invece l’isolamento della Svizzera rispetto all’Unione Europea e alle dinamiche di integrazione economica, sociale e culturale che, sia pure tra mille difficoltà, si sono avviate negli ultimi anni, con un vantaggio anche per un numero significativo di cittadini svizzeri che hanno goduto anch’essi dei benefici della libera circolazione nei Paesi dell’UE e che costituiscono ora mai un valore condiviso per le nuove generazioni di tutto il continente”.

ACLI, Com.It.Es, FCLI, CGIE, PD, UIM e SEL rivolgono quindi “un appello ai cittadini di questo Paese ed in particolare alle migliaia di doppi cittadini italo-svizzeri, affinché, con il loro “no” all’iniziativa contro l’immigrazione di massa fermino la campagna isolazionistica, xenofoba e antimoderna portata avanti dalla destra e affinché si sostenga invece l’integrazione e la feconda convivenza con le comunità immigrate, che qui lavorano, producono ricchezza e partecipano allo sviluppo civile e culturale della Svizzera. È ora”, spiegano, “che in questo Paese si sviluppi una nuova dinamica dei diritti e una nuova legislazione sulla cittadinanza che garantisca alle centinaia di migliaia di stranieri che qui nascono e progettano la loro vita una naturalizzazione facilitata!”.

“Nello stesso tempo”, concludono, “chiediamo che si consolidino le misure di accompagnamento alla libera circolazione con una vigilanza ferma rispetto ai fenomeni di dumping salariale e agli abusi contrattuali, che sono frutto delle pratiche scellerate di alcuni settori padronali e non certo, come strumentalmente viene da qualche parte ventilato, delle cittadine e dei cittadini che si trasferiscono a lavorare in Svizzera in virtù della libera circolazione!”.
(Fonte: Aise)


Per saperne di più
La libera circolazione delle persone sul banco di prova (sito swissinfo.ch)
Il testo del quesito referendario (sito admin.ch)