Morire di lavoro. Le Acli contro il profitto che uccide persone, dignità e senso

Roma 05/12/2013

Oggi, 5 dicembre, nella città di Prato è stato proclamato il lutto cittadino. Le bandiere sono a mezz'asta. La console cinese è ospite del Consiglio comunale. Nelle scuole un minuto di silenzio. Nelle strade, una lunga fiaccolata. Lo sgomento delle Acli...

Per la strage di operai schiavi arsi vivi nella fabbrica dormitorio dell'area industriale del Macrolotto a Prato, nelle Acli è forte lo sgomento. Sette vite di lavoratori spezzate - cui va la preghiera delle Acli ed il cordoglio ai loro familiari – in nome di una sete di profitto che supera ogni altra ragione.

“Una concezione della produzione che fa leva sulla fabbrica-dormitorio – afferma Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli - rischia di divenire l’emblema dell’attuale capitalismo dal volto disumano e la si contrasta non solo con la repressione ma con una nuova cultura del lavoro e nuove regole dell'economia in grado di riconoscere e rispettare la dignità della persona umana in ogni parte del mondo a partire da casa nostra”.

“Si deve cominciare a rispondere di dove e da chi si compra la merce”, chiede Stefano Tassinari, vice presidente nazionale delle Acli e responsabile Lavoro.

"Non basterà la Giustizia a fare giustizia. - prosegue Tassinari - Ci dicano su quali scaffali del commercio di Natale troveremo le merci insanguinate che uscivano da quei capannoni. Ci dicano le istituzioni, dopo l'ennesima tragedia del lavoro clandestino che si cambia radicalmente registro. Che la lotta al lavoro nero va al primo posto, che si cancella la Bossi-Fini a favore di una legge giusta, moderna e intelligente, che non costringa le vittime a nascondersi".

Sul gravissimo incidente di Prato è intervenuto anche Antonio Russo, responsabile Immigrazione delle Acli nazionali:“Ci sono grandi sacche di lavoro sommerso. Riformare la legge Bossi Fini significa che tutti i lavoratori stranieri devono avere un lavoro legale”.

Anche le Acli di Prato non possono più stare zitte”. Stefano Gelsumini, presidente delle Acli di Prato richiama l'attenzione su "un nuovo modo di lavorare, un nuovo modo di produrre, un nuovo modo di riscattare l’uomo nella dignità più vera, non solo e soltanto nella fase produttiva, ma anche nel momento dell’acquisto, del consumo. Iniziamo a chiederci come certi prodotti possono essere immessi sul mercato a prezzi così “stracciati”, come alcuni beni sono stati prodotti, la mano d’opera utilizzata per la creazione di oggetti anche di pregio”.

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