Eurodivision: Vilnius, Atene e il valore dell’Euro

Bruxelles 13/01/2015

Pubblichiamo di seguito l’editoriale di Sir Europa del 9 gennaio scorso, nel quale viene messo a fuoco uno dei tanti “paradossi europei”: l’ingresso entusiasta della Lituania nella zona Euro e l’accentuarsi in Grecia della compagine favorevole all’uscita dalla moneta unica in vista delle elezioni politiche…

Vilnius e Atene divise dall'euro
Gianni Borsa, Sir Europa (Bruxelles)

Per le strade di Vilnius c'è chi si dichiara entusiasta per l'ingresso, dal 1° gennaio, del proprio Paese nell'eurozona; duemila chilometri più a sud, ad Atene, molti cittadini attendono le elezioni politiche del 25 gennaio per votare la sinistra radicale di Syriza che, in caso di vittoria, annuncia una revisione dei rapporti con l'Ue e qualche suo dirigente invoca l'uscita dalla moneta unica.

Sono i paradossi della "diversità" europea: in Lituania, 19° Stato ad aver adottato la valuta comunitaria, l'euro rappresenta l'aggancio definitivo al libero mercato, alla riconquistata democrazia post-comunista, alla possibilità di fare affari con il resto del Vecchio continente; in Grecia l'euro rappresenta - a torto o a ragione - il cappio al collo di un popolo costretto ad affrontare indicibili sacrifici per rimettere in sesto un'economia sprofondata nella crisi e conti pubblici nazionali sull'orlo del fallimento.

Certamente i lituani, al di là degli entusiasmi dichiarati, sanno che il benessere economico e sociale non deriva solo dal tipo di moneta circolante. Allo stesso modo i greci dovrebbero rendersi conto che la recessione e l'instabilità del bilancio statale vanno ricondotti in primo luogo a responsabilità politiche interne e che semmai l'Europa a un certo punto ha teso la mano (con contributi superiori a 200 miliardi di euro) per evitare che la situazione degenerasse e il Paese sprofondasse nella guerra civile.

Chissà poi se Alexis Tsipras, popolarissimo e determinato leader di Syriza, riflette sul fatto che quando si parla con insistenza di "Grexit", cioè della ventilata uscita della Grecia dall'euro, in molte capitali si esprime più un auspicio che un timore: sono purtroppo diversi i governi dei Paesi Ue che non se la sentono più di "pagare i conti" degli Stati indebitati…

Così se fino a qualche tempo fa si riteneva impossibile - e si temeva - una defezione da Eurolandia, ora il quadro è cambiato: l'Ue e la Bce hanno rafforzato gli strumenti di vigilanza, di governance e di risposta a future instabilità finanziarie. L'Irlanda appare risanata, il Portogallo è sulla buona strada; permangono seri problemi relativi a Spagna, Francia e Italia, eppure si ritiene che l'uscita dalla recessione sia prossima e, con essa, il ritorno alla solidità dell'euro. Dunque - come confermano le ultime dichiarazioni da Berlino - se anche Atene dovesse prendere strade proprie…
continua... (sito Sir Europa)

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