presentazione del Rapporto ISPI-MAE sulla politica italiana in Africa

Roma 14/02/2014

Il 13 febbraio il vice ministro agli Affari Esteri Lapo Pistelli e il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per il Sahel, Romano Prodi, sono intervenuti alla presentazione del rapporto “La Politica dell’Italia in Africa”, organizzata a Roma da ISPI e Ministero degli Esteri...

Il punto centrale del rapporto, realizzato da Giovanni Carbone (Università degli Studi di Milano e ISPI) Gianpaolo Bruno (ICE), Gian Paolo Calchi Novati e Marta Montanini (ISPI), è quello della rapida e prolungata crescita economica in corso in Africa e delle connesse opportunità per un rafforzamento dell’internazionalizzazione economica dell’Italia verso la regione.

La prima parte del Rapporto esamina le relazioni esistenti tra Italia e Africa subsahariana alla luce dei profondi mutamenti economici e politici che stanno trasformando quest’ultima, e le raffronta alle analoghe relazioni intrattenute da altri paesi a economia avanzata o emergenti. Nella seconda parte, l’obiettivo è quello d’identificare alcune linee guida, scenari e strumenti utili a cominciare a delineare con maggiore coerenza e incisività un approccio italiano verso l’Africa subsahariana per gli anni a venire.

Con questa iniziativa, l’Italia intende rilanciare le sue relazioni con i Paesi dell’Africa sub-sahariana promuovendo un articolato programma di iniziative che investono tutti i possibili ambiti di collaborazione: dalla politica all’economia, dalla cultura alla cooperazione allo sviluppo, dall’istruzione alla crescita sostenibile.

Due sono i mitivi: In primis, «il continente evidenzia segnali di progresso che vanno seguiti ed incoraggiati. A parte l’imponente crescita economica, il numero dei Paesi africani stabili e retti secondo principi democratici è crescente e la stessa società civile ha un ruolo sempre più incisivo e determinante. In secondo luogo, sono gli africani a chiedere una maggiore partecipazione dell’Italia alle loro dinamiche di sviluppo e noi abbiamo interesse a cogliere queste opportunità».

Inoltre, in molti Paesi africani come Ghana e Senegal, l’Italia gode di una ottima immagine, senza pregiudizi di natura coloniale e non associata ad una dimensione di sfruttamento economico. «È tuttora riconosciuta ed apprezzata la qualità del lavoro dei nostri imprenditori che negli anni `70 ed `80 hanno costruito nel continente tante infrastrutture di base; nostri missionari e cooperanti svolgono da anni un lavoro egregio in tantissimi Paesi africani».
Sulla base di queste premesse si intende rilanciare il ruolo dell’Italia «a beneficio della crescita dell’Africa, nel pieno rispetto della libertà di scelta degli africani e nel contesto di un più approfondito partenariato del Continente con l`Unione Europea».

Il Presidente Prodi, nel suo intervento molto apprezzato, ha ripetutamente sottolineato la permanenza sì, di tensioni e di incertezze, soprattutto per gli investitori perché oggi in moti Paesi africani permangono di instabilità politica, corruzione…. soprattutto lo stato di terrorismo che proprio in Africa ha trovato terreno fertile come quelle drammatiche in Sud Sudan e Repubblica Centrafricana, ma fa ben sperare che nazioni in passato sconvolte da guerre civili come Angola, Mozambico, Sierra Leone, Liberia, Costa d`Avorio, Ruanda, Ciad e Uganda, facciano registrare alti tassi di crescita e importanti prospettive economiche.

Prodi ha concluso auspicando che il terrorismo che crea incertezze venga combattuto con diversi strumenti e attraverso un forte coordinamento internazionale. «Gli interventi militari di stabilizzazione delle aree di crisi come quelli francesi più recenti in Mali e nella Repubblica centrafricana devono essere seguiti da iniziative volte alla stabilizzazione delle aree di crisi per consentire alle popolazioni coinvolte di contare su una prospettiva duratura di sviluppo e di crescita economica».

Per scaricare il Rapporto (sito dell'Ispi)

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