Tirana e la “Grande Albania”

13/02/2013

Il Consiglio europeo del dicembre scorso ha rifiutato di concedere all’Albania lo status di paese candidato all’adesione all’Unione europea e – a fronte dell’imporsi di politiche marcatamente nazionaliste – ha chiesto al governo albanese “di evitare dichiarazioni che vanno contro le relazioni di buon vicinato”. Sull’argomento, vi proponiamo un approfondimento della rivista Meridiani Relazioni Internazionali…

Il 23 giugno l’Albania si recherà alle urne per eleggere il suo parlamento unicamerale. La campagna elettorale potrebbe concentrarsi su temi marcatamente nazionali, come programmi per lo sviluppo economico e lotta alla corruzione e alla povertà. A maggior ragione questo è quanto si attende dopo che il Consiglio europeo del dicembre scorso ha rifiutato di concedere all’Albania lo status di paese candidato all’adesione all’Unione europea. Il recente innalzamento dei toni nazionalistici a Tirana e dintorni ha spinto il Consiglio europeo a chiedere all’Albania “di evitare dichiarazioni che vanno contro le relazioni di buon vicinato”.

L’appello si riferiva soprattutto alla diffusione dell’idea di un’unione nazionale degli albanesi sparsi in diversi Stati balcanici in una nuova unica entità politica. La popolazione di etnia albanese nei Balcani costituisce oggi la maggioranza assoluta in Albania e Kosovo e include minoranze consistenti nei paesi vicini (Montenegro, Serbia, Macedonia e Grecia). L’idea di un’unione nazionale degli albanesi è nota anche come “Grande Albania”, progetto politico pensato dai patrioti albanesi dopo il Trattato di Berlino del 1878, che fissò i confini politici dei Balcani dopo la guerra russo-ottomana del 1877-1878. A quel tempo le terre abitate dagli albanesi si trovavano sotto la sovranità dell’Impero ottomano ma rientravano nelle mire espansionistiche dei regni appena costituiti di Montenegro, Serbia, Bulgaria e Grecia.

Il progetto comprendeva l’unione degli albanesi dell’Impero in un unico Stato nazionale. Il 28 novembre 1912, un’assemblea composta da rappresentanti di tutte le terre abitate da albanesi, proclamò l’indipendenza dell’Albania. La Conferenza di Londra, che si tenne al termine delle guerre balcaniche (1912-1913), riconobbe ufficialmente lo Stato neo-costituito e ne fissò i confini. La delimitazione territoriale decisa a Londra però non includeva tutti gli albanesi dei Balcani: gran parte di loro si ritrovò all’interno dei confini di Montenegro, Serbia e Grecia. Da allora il nazionalismo è stato un tratto distintivo della gente albanese fuori dai confini della madrepatria.

Il sentimento nazionalista albanese è stato fomentato da politiche discriminatorie sul piano culturale e del rispetto dei diritti umani a danno delle minoranze albanesi, specialmente in Kosovo. Durante e dopo le guerre balcaniche e la seconda guerra mondiale, le violenze subite da militari e paramilitari greci in Kosovo e Ciamuria (regione greca abitata albanesi) spinsero tanti albanesi ad emigrare in Albania e Turchia.

continua (sito Meridianionline)

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