UE. Attentati in Francia: "Quei terroristi sono figli nostri"

Strasburgo 12/01/2015

Nel corso del dibattito del Parlamento europeo sulle stragi di Parigi sono in tanti a ricordare che gli autori degli attacchi terroristici sono cresciuti in territorio europeo e a chiedere di non trascurare la disperazione dei giovani stranieri, o figli di stranieri, che spesso si strasforma in odio. L’articolo di Letizia Pascale sul sito di Eunews…

Oggi, al Parlamento europeo, sono tutti Charlie. Dalla destra alla sinistra dell’emiciclo, i cartelli a caratteri bianchi su fondo nero con lo slogan che in questi giorni unisce l’Europa, sono praticamente ovunque. Il presidente Martin Schulz apre la seduta plenaria, con un tragico appello di diciassette nomi: quelli di tutte le persone rimaste vittime degli attentati di questi giorni a Parigi: “Persone che sono morte – sottolinea il presidente del Parlamento europeo – perché hanno incarnato i valori che i fanatici non vogliono vedere: la critica, l’umorismo, la satira, la libertà di espressione, la nostra convivenza al di là delle diverse convinzioni, il diritto di vivere insieme, semplicemente la nostra libertà”.

Quanto questi valori vengono minacciati “spetta a noi reagire”, chiarisce Schulz perché anche “di fronte ai kalashnikov, non dobbiamo scendere a compromessi sulla libertà di pensiero e sui valori europei” che proprio “la Francia ha portato nei nostri cuori e che ora noi dobbiamo difendere”. Come? Lo disse l’allora primo ministro norvegese, Jens Stoltemberg all’epoca della strage di Oslo: “Risponderemo al terrore con più democrazia, più apertura, più tolleranza”. Così, bisogna fare anche secondo Schulz, perché “se tutti i musulmani saranno sospettati e la paura sarà usata per destabilizzare, allora i terroristi avranno vinto”.

Ma quello su cui l’Europa ora deve riflettere non è soltanto la reazione ma anche la causa di quanto è accaduto. “Dobbiamo riconoscere un fallimento”, ammette il leader liberale, Guy Verhofstadt: “Questi terroristi – dice – sono nostri figli, cresciuti sul nostro suolo, educati sul nostro suolo e il loro indottrinamento jihadista pone un interrogativo sulla nostra responsabilità europea”. Secondo Verhofstadt, “per troppo tempo l’Ue ha pensato di poter distogliere lo sguardo dai problemi del mondo” mentre bisogna “creare la capacità di agire nel nostro vicinato e agire insieme anziché confondere l’islam e l’islamismo”. L’islam, tiene infatti a ribadire il leader liberale, “ha il suo posto in questa società quanto il cristianesimo e tutte le altre religioni”. La risposta “non può passare attraverso limitazioni di libertà civile ma salvaguardarle”.

Anche per i Verdi bisogna “agire contro la discriminazione dei bambini d’Europa, in funzione della loro religione, del loro nome, della loro origine o del quartiere dove vivono” perché “il fallimento dei nostri giovani si trasforma in disperazione e per qualcuno anche in odio e barbarie”, così come è accaduto a Parigi. “Visto che prepariamo piano di investimenti – chiede Michèle Rivasi dei Greens – approfittiamone per dare priorità a educazione, formazione e servizi pubblici per questi milioni di giovani”. Dello stesso avviso anche la sinistra radicale, secondo cui “non possiamo lasciare, come avviene oggi, tanti quartieri all’abbandono”, e bisogna uscire dalle politiche di austerità e “dai discorsi di odio che si ripetono da mesi”.
continua... (sito Eunews)

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